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L’ARCHITETTURA

Il monastero oggi

Il monastero di San Michele si presenta oggi come una costruzione quadrilatera irregolare; le arcate che si aprono sul chiostro interno sono dieci nei lati settentrionale e meridionale, otto nel lato occidentale e sette in quello orientale. Le colonne si appoggiano a un parapetto coperto di lastre di beola e presentano capitelli diversi a seconda dell’epoca di costruzione: pseudo-corinzi nelle colonne più antiche (nei lati ovest e nord), di stile tuscanico nelle più recenti. Il portico presenta volte a crociera, mentre al piano superiore le travi in legno del tetto poggiano direttamente sopra le colonne. Un profilo in cotto corre lungo tutti gli archivolti, sottolineandoli sobriamente.

Nel cortile sono visibili due pozzi: uno monumentale, coperto da un tetto a falde sorretto da quattro pilastri e dotato ancora dell’argano originale seicentesco, e uno più piccolo, usato probabilmente come cisterna.

foto capitelli colonne
foto argano seicentesco

Le fasi di costruzione

La struttura architettonica di San Michele è la risultante di diverse fasi di costruzione succedutesi nel tempo, attestate da due piante del monastero, la prima del 1570-1580 circa e la seconda del 1791. La pianta tardo-cinquecentesca è conservata nell’Archivio della Curia Arcivescovile di Milano (XII, vol. 172), mentre quella del 1791 si trova all’Archivio di Stato di Milano (Amm. F. Religione, cart. 2390. Prot. n.3656/28.13.11 – 25/2010).

XV – XVI secolo

pianta monastero XVI secolo

Il nucleo edilizio primitivo del monastero risale alla seconda metà del XV secolo e non va oltre il 1512, anno in cui un certo Giovanni Guidi, probabilmente padre di una monaca del monastero, lo nominò suo erede universale.

Dalla pianta cinquecentesca si osserva come il monastero fosse già fornito di quattro corpi di fabbrica disposti intorno a un chiostro, con colonnato solo sui lati ovest e nord. Un cortile con cascina (composta da otto locali) si apriva sul lato nord, mentre a ovest c’era un grande giardino. Un piccolo giardino a est ospitava invece i locali per le educande.

Sulla pianta, descrittiva solo dei locali a pian terreno, sono indicati in tutto 18 ambienti:

  • Nella manica ovest c’erano il locale per la panificazione o “pristino”, due magazzini-laboratori denominati “canepe” e il refettorio.
  • Nella manica nord vi erano la cucina, la dispensa, un vano con porte di accesso al cortile “delle galline” e al chiostro interno, la chiesa vecchia (probabilmente quella consacrata nel 1476).
  • A est era presente la chiesa nuova (di datazione cinquecentesca), che in altezza occupava entrambi i piani ed era divisa in chiesa interna, destinata alle monache, e chiesa esterna, per i fedeli, con annesso vestibolo.
  • Nell’ala sud si trovavano il parlatorio esterno e quello interno, un vano scala e due locali senza espressa destinazione.

XVIII secolo

mappa monastero 1791

Nel corso del ‘700 vennero fatti ulteriori lavori, in particolare l’ampliamento del quadriportico verso sud e verso est, reso necessario dall’aumento del numero delle monache. L’ingrandimento del chiostro è testimoniato dall’arco allungato tra la sesta e la settima colonna della manica nord, punto di raccordo tra nucleo antico e nucleo nuovo. Venne inoltre costruita una nuova chiesa sul lato orientale, e aggiunti i colonnati anche nei lati sud ed est del chiostro.

Queste modifiche sono visibili nella pianta del 1791 realizzata per Adamo Kramer dall’ingegnere Gaetano Gaeta. Al centro del chiostro compare anche il pozzo seicentesco con i quattro pilastri della copertura.

Intorno all’edificio principale del monastero, oltre a quelle già presenti sul lato nord, compaiono diverse costruzioni rustiche nei lati sud e ovest (spesso con portico aperto su un cortile), destinate alla funzione di foresteria, depositi, cantine e granai. Un’ampia vigna circonda tutto il complesso.

Osservando la pianta settecentesca si nota l’evoluzione degli spazi del monastero rispetto al periodo cinquecentesco:

  • Al pian terreno nel corpo occidentale è indicato il refettorio (ingrandito a scapito dei magazzini) e il “prestino”, mentre il forno è ubicato in un rustico nelle sue vicinanze.
  • Nel corpo settentrionale oltre alla cucina (con camino e fornello a tre buchi) e alla dispensa compaiono il pollaio, la lavanderia, la “cancelleria” (per l’amministrazione del monastero) e la chiesa vecchia trasformata in laboratorio (“stanza del lavorerio”). Al piano superiore di entrambi i corpi erano ubicate le celle e i dormitori delle monache.
  • Nel corpo orientale la nuova chiesa (divisa ancora in interna ed esterna).
  • Nel corpo meridionale al pian terreno insieme al parlatorio è indicata la “pagliaria” (forse luogo di lavorazione della trebbia), la cucina dell’infermeria e al piano superiore altre celle con un secondo parlatorio che fungeva da confessionale.

XIX-XX secolo

Nell’Ottocento parte del monastero fu convertita a residenza di villeggiatura da signori milanesi: l’angolo superiore di sud-ovest venne chiuso e rialzato per creare nuovi locali e i rustici intorno demoliti per lasciare spazio ai giardini. Risale infatti alla prima metà del secolo la facciata sud-ovest, prima trascurata a causa dei rustici presenti a ridosso del monastero.

A cavallo tra Otto e Novecento venne demolita la chiesa, usata da tempo come magazzino agricolo, e costruita sulla stessa area una casa colonica.

foto angolo sud-ovest del 1992
Fotografia del 1992, in cui si nota il tetto rialzato nell’Ottocento
facciata sud esterna
Facciata sud del monastero, lato esterno

Il restauro

Un primo intervento non conservativo sul monastero è stato attuato nel 1989 nell’angolo di nord-ovest, durante il quale sono state distrutte murature, soffitti e coperture originali. Nello stesso periodo il Comune ha demolito alcuni rustici del complesso per edificare il centro sanitario e il centro anziani.

La volontà di recuperare le tracce della storia sul territorio restituendo il monastero alla vita della comunità guida il restauro della manica ovest tra il 1995 e il 1999, con progetto e interventi dell’architetto Luigi Ferrario. I lavori hanno conservato da un lato gli elementi originali, dall’altro hanno aggiunto nuove strutture architettoniche laddove necessarie, in vista della destinazione pubblica dell’edificio come biblioteca. Nel monastero, accanto ai materiali tradizionali come il legno e il cotto, è stato inserito negli arredi fissi e nella struttura delle scaffalature e dei ballatoi il profilato in acciaio, esprimendo un senso di sospensione e leggerezza e permettendo la lettura degli spazi originari.

Tra il 2002 e il 2008 viene restaurata l’ala nord, destinata a spazio espositivo per mostre temporanee. Il collegamento tra il primo piano e il piano terra è assicurato da un’ampia scala sospesa in metallo e pietra. Nell’area corrispondente alla chiesa vecchia durante gli scavi sono state ritrovate delle sepolture.

restauro: banco prestiti
restauro: deposito
sala bosisio restaurata

Fotografie della manica ovest restaurata realizzate dal famoso fotografo Santi Caleca