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LE VICENDE STORICHE

Lonate Pozzolo, terra di monasteri

Nel territorio di Lonate fin dal XIII-XIV secolo è attestata la presenza di numerose domus [1] religiose, tutte femminili (tranne due miste, guidate da frati), nominate spesso nei documenti con il termine “humiliate”.

[1] “Casa” in latino. Il termine è usato negli antichi documenti per indicare i nuclei monacali lonatesi, che probabilmente vivevano in abitazioni simili a quelle degli abitanti del borgo; può assumere anche il significato di “comunità religiosa”, “convento”, “monastero”. Notizie aggiornate sulle domus e sui monasteri lonatesi si possono leggere in Lonate Pozzolo: conventi e monasteri del passato di Franco Bertolli e Alessandro Iannello (2009), da cui sono estratte le informazioni seguenti.

Ciò ha dato adito per molto tempo alla credenza che si trattasse inizialmente di comunità di umiliate, ordine religioso normalizzato da papa Innocenzo III nel 1201. In realtà questo termine indicava semplicemente le monache delle domus, quasi tutte appartenenti invece alla regola agostiniana. Questa, risalente al 1244, non era seguita in modo cogente nei nuclei monacali lonatesi, che si adeguarono maggiormente ai precetti dell’ordine solo a partire dalla metà del Quattrocento. Dalla visita del 1455 del cardinal arcivescovo Gabriele Sforza si apprende infatti che non tutte le religiose delle varie domus lonatesi erano istruite nella lettura e nella recitazione dei testi sacri, che generalmente risiedevano in un ambiente non di clausura e che per vivere, oltre alla tessitura, lavoravano le loro terre con l’aiuto di massari.

Le domus venivano spesso chiamate con più nomi, e non di rado si ingrandivano tramite successive aggregazioni di comunità religiose.

mappa domus lonatesi
Ubicazione delle domus monastiche (e delle chiese) nelle contrade del borgo lonatese (disegno di A. Spada)

La domus di San Michele

Per quanto riguarda la storia della comunità conosciuta dal 1557 con il nome di San Michele, le attestazioni di un primo nucleo monacale, guidato da donna Irene Gennari, risalgono tra il 1290 e il 1309.

Ad esso si unisce prima del 1398 la domus fondata da donna Petra Carcano, mentre tra il 1412 e il 1425 accoglie le religiose della domus Pagano Piantanida. Nel 1425 compare nei documenti con il nome di domus humiliatarum Donarum sive de Ianuario (con ubicazione in un edificio con portico in “ruga Muzia”, contrada Capovico). Nel 1455 assume il nome di Sant’Agostino, di “S. Pietro Martire detto di donna Irene Gennari” nel 1480-1492, di monastero di San Pietro nel 1536, di San Michele dal 1557. La presenza di una loro chiesa viene attestata nel 1455, mentre la consacrazione e la dedica di un altare a San Michele nel 1476 indicano probabilmente un cambiamento di sede della domus (dalla contrada Capovico alla contrada Vertemasso), più precisamente nel monastero che vediamo ancora oggi, risalente quindi alla metà del XV secolo.

Il numero di monache presenti oltre alla badessa aumenta gradualmente nel tempo: sono 3 nel 1425, 4 nel 1491, 9 nel 1511, 17 nel 1521, 30 nel 1555. Nel 1506 le monache ottengono la concessione del velo nero (simbolo di clausura) in luogo del velo bianco.

Frammento di lapide trovato nel monastero di San Michele con le iniziali P. C. (Petra Carcano) e lo stemma della famiglia Carcano (un’oca sovrastata da una scure)
stemma famiglia Carcano
Stemma della famiglia Carcano
Particolare dell’affresco Sant’Agostino e le monache – XVI secolo

La visita di San Carlo Borromeo

In seguito al Concilio di Trento (1545-1563), il cardinal arcivescovo Carlo Borromeo decide di attuare nella diocesi di sua giurisdizione la concentrazione dei piccoli nuclei monastici, fatti censire nel 1564 dal monsignor Nicolò Ormaneto. Per il monastero di San Michele il religioso riferisce la presenza di 24 professe, 5 converse e la proprietà di 400 pertiche di terreno in Lonate e Sant’Antonino.

La concentrazione viene attuata dal Borromeo il 30 settembre 1567, dopo aver visitato le comunità religiose lonatesi. Riduce i nove nuclei monacali ai tre residenti in edifici monasteriali: Santa Maria, Sant’Agata e San Michele. Quest’ultimo incorpora l’area della confinante domus di donna Andriola e accoglie le monache di San Francesco, dette anche di donna Fina.

Nel 1564 era badessa del monastero Camilla Gennari, nel 1573 Drusiana Della Croce. I loro stemmi familiari sono raffigurati nella Camera delle Badesse insieme a ritratti di santi e angeli.

La battaglia di Tornavento

Nel 1636 le truppe franco-sabaude invadono la Lombardia occidentale, varcando il Ticino il 16 giugno. Il giorno successivo saccheggiano a Lonate il monastero di Santa Maria e assaltano gli altri due. Si scontrano con gli spagnoli presso Tornavento il 22 giugno, in una sanguinosa battaglia che non fa emergere un vincitore chiaro. Il 24 giugno i soldati tornano a saccheggiare Santa Maria, le monache fuggono e si riparano presso il monastero di San Michele fino all’11 luglio, giorno della partenza dei francesi. Intorno al 1640 San Michele possiede 3.600 pertiche di terra e conta 45 presenze tra professe, converse, novizie ed educande.

Le soppressioni austriache

Nei primi decenni del Settecento le ospiti di San Michele aumentano (sono 81 nel 1710), per poi diminuire negli anni seguenti (23 nel 1767, 39 nel 1784). Con il decreto di Giuseppe II d’Austria del 1° settembre 1784 i tre monasteri lonatesi vengono soppressi, in linea con la politica anticlericale asburgica iniziata nel 1770.

I beni dei monasteri vengono confiscati dal Fondo di Religione e messi all’asta. Il circondario di San Michele viene però concesso gratuitamente alla ditta Kramer & Compagni nell’aprile del 1785, a condizione che vi venga introdotta un’attività di filatura e tessitura, finanziando le modifiche architettoniche necessarie.

mappa catasto teresiano
I conventi di San Michele e Sant’Agata raffigurati nel catasto teresiano del 1722

Da filanda a residenza

Sul finire del Settecento il monastero da filanda viene trasformato in abitazione di villeggiatura, cambiando diversi proprietari. Nel 1798 il monastero viene comprato da Giuseppe Antonio Mantegazza; passa poi al socio Antonio Labiche nel 1821 e a sua figlia Giuseppina nel 1825. Questa lo lascia in eredità alla figlia, Giovannina De Maestri, nel 1867.

Nel 1870 Giulio Cerati (sindaco di Lonate dal 1878 al 1885) compra l’intero complesso, ereditato poi nel 1897 dalla figlia Ester e da suo marito Ulisse Bosisio (architetto milanese e sindaco di Lonate dal 1895 al 1920). Nel 1955 gli eredi Bosisio frazionano l’edificio in due parti: quella est, usata a scopo abitativo da privati, e quella sud-ovest, lasciata in eredità alla Santa Sede e alla vedova Maria Colombo.

La nuova sede della biblioteca comunale

Dal 1983 il Comune di Lonate è proprietario del monastero di San Michele, ad esclusione dei locali della manica est, usati come abitazioni private. Dopo un accurato restauro condotto dall’architetto Luigi Ferrario, nel 1999 l’ala ovest è stata inaugurata come nuova sede della biblioteca comunale di Lonate Pozzolo, mentre l’ala nord, restaurata nei primi anni 2000, è adibita a spazio espositivo per mostre temporanee.